Setin arl

Società Cooperativa
Sedini (SS)

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• Visite guidate, gestione itinerari storici, culturali e naturalistici del territorio
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L’ipogeo funerario preistorico, noto come la “Rocca” (“la roccia”) di Sedini, conosciuto anche come la “Domus de Janas” o “Domus di via Nazionale”. Il sito trova la sua prima fase di frequentazione nel Neolitico Recente con lo scavo dei vani A e B (anticella e cella principale); riutilizzata alla fine del Neolitico e le fasi iniziali dell’Età del Rame con lo scavo dei vani laterali e la realizzazione, nel vano a, delle nicchie parietali, tipiche dell’ipogeismo Eneolitico. La tomba fu rimaneggiata in età Medievale e con soluzione di continuità frequentata fino ai giorni nostri. La tomba è scavata su un potente strato calcareo sito sul ciglio della valle di Baldàna. L’originale accesso all’ipogeo era rivolto a sud e avveniva per mezzo di un masso calcareo che colmava il dislivello dal piano di campagna alla quota del piano di calpestio dell’ipogeo1. Nel medioevo la tomba venne reimpiegata come prigione. Agli inizi del ‘900 venne riutilizzata come abitazione caratterizzata da un insieme di ambienti ampi e perfettamente abitabili, scavati nella roccia o integrati con murature e solai; gli ambienti, disposti su due livelli costituivano altrettanti appartamenti indipendenti. L’ipogeo è costituito da sei celle scavate nella roccia, due delle quali (vani E e F) sono state completamente allargate e fuse in un unico ambiente, presumibilmente durante l’ultima sistemazione del complesso. Si accedeva alla tomba da un portello in parete (o “a vista”) le cui dimensioni attuali e la sua curiosa forma trapezoidale sono il frutto dei rimaneggiamenti medievali. La prima celletta che si incontrava, era il vano A, oggetto di rimaneggiamenti in età Medievale, di forma quadrangolare con angoli smussati. In questa cella compaiono sulle pareti tre nicchie sopraelevate, la più grande utilizzata per la deposizione di offerte, mentre risulta meno agevole stabilire la funzione di quelle più piccole. Dal vano A si passava alla cella B attraverso un portello con incasso a cornice. Il vano B a pianta quadrangolare irregolare è stato oggetto di ulteriori modifiche recenti, tra queste lo scavo, alla base della parete Nord, di un truogolo “laccheddu”. Dal vano B si accede al vano C, tramite un portello sopraelevato, anch’esso notevolmente modificato e ingrandito. Il vano C, di forma subellittica, presenta una nicchia ricavata nella parete destra, analoga a quella del vano A e leggermente sollevata dal suolo. Dal vano C si perviene al vano D, in asse col precedente, tramite un portello notevolmente ingrandito. Il vano D, si identifica con pianta tondeggiante irregolare e presenta due nicchie, una “celletta a forno” sopraelevata e dal soffitto basso  arcuato. I vani E e I  si aprivano sul lato orientale della tomba con accesso rispettivamente dal vano B e dal vano A. Questi due vani, fusi in un unico ambiente irregolare, presentano sulle pareti il diverso tipo di lavorazione della roccia2.

Attualmente la Domus ospita il Museo Etnografico “Tradizioni popolari dell’Anglona”,

il complesso si presenta come una serie di ambienti di varie epoche (dal Neolitico al Medioevo, all'Ottocento) ricavati nella roccia viva, separati e integrati fra loro con solai e muratura, per un totale di 129 mq distribuiti su tre livelli.

Il Museo in due sezioni raccoglie oggetti della tradizione locale a partire dal 1700.

La casa-museo, è costituita da più ambienti medioevali, collegati fra loro con scale, botole ricavate nella viva roccia; l'esposizione si compone di circa un migliaio di pezzi, catalogati, legati alla tradizione agro-pastorale della comunità di Sedini,e dell'Anglona, con la ricostruzione di vari ambienti di vita, tra cui spicca la camera da letto, il magazzino e quelle che dovevano essere probabilmente le carceri spagnole.

Nel primo piano è presente una vetrina con pannelli fotografici sul territorio e sui monumenti del paese e infine, la parte archeologica con una domus de janas intatta completamente visitabile.

Il sito che è stato utilizzato senza soluzione di continuità per millenni. Tali caratteristiche lo rendono un monumento di valore riconosciuto e capace di attrarre l'attenzione di studiosi e visitatori.

Nel monumento è attivo il servizio guida, e postazioni multimediali per visite virtuali.

 

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  1. P.Melis, Carta Archeologica del Comune di Sedini. Archivio Storico Sardo. Studi Storici in memoria di Giancarlo Sorgia, vol.XXXIX, Cagliari 1998, pp.55-56;  P.Melis, Sedini. Loc. Lu Sorighinu e M. Monti (Prov. Sassari, in Notiziario “Rivista di scienze Preistoriche”, Vol. XLV, 1993 p.315
  2. P. Melis, Sedini - La domus di via Nazionale, in La Domus dell’elefante, Sardegna Archeologica, Guide e itinerari 15, Carlo Delfino Editore, Sassari 1991, pp.39-42 ;G.Tanda, L’arte delle domus de janas nelle immagini di Ingeborg Mangold, Sassari 1985, pp. 127-130