Old Sardigna

Società Cooperativa
Località Santa Sabina
Silanus (NU)

Tel. +39 338 8334859

SERVIZI

• Scavo archeologico simulato nel sito di Santa Sabina per bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni
• Escursione didattica
• Visita alle chiese del paese di Silanus
• Gastronomia tipica locale con servizio di bar-ristoro, vendita di gadget e prodotti locali nel Centro Servizi

Il complesso monumentale di Santa Sabina è situato nella piana di Silanus, nella regione storica del Marghine. L’area archeologica è composta da un nuraghe monotorre a pianta circolare1, due tombe di giganti, un pozzo sacro a cui si affianca una chiesa bizantina intitolata a Santa Sabina (Santa Sarbana) che chiude il quadro2.

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Il nuraghe venne edificato tra la fine dell’età del Bronzo Antico e l’inizio dell’età del Bronzo Medio (XVI sec. a.C.), realizzato con blocchi di basalto di grandi dimensioni, rifiniti con maggiore cura nelle parti alte del paramento. L'ingresso, orientato a sud immette in un corridoio con soffitto digradante verso l'ingresso alla camera e con pareti aggettanti. Nella parete destra del corridoio si apre una nicchia d'andito sub-rettangolare con porta trapezoidale architravata, mentre a sinistra insiste il vano-scala, con ingresso trapezoidale architravato a sezione ogivale; la scala è percorribile fino all'attuale sommità della torre e presenta una feritoia rettangolare. Il corridoio immette nella camera centrale avente pianta circolare che conserva la copertura ogivale e tre nicchie in parete disposte a croce.

Le due tombe di giganti si distinguono per caratteristiche costruttive, distanti tra loro venti metri, una (Santa Sabina 1) edificata con grandi lastroni ortostatici, che definiscono il corridoio funerario chiuso nella parte di fondo da un lastrone “poligonale”, dell’altra (Santa Sabina 2) avente ingresso rivolto a sud-est, si possono leggere le tracce del corpo rettangolare absidato nella parte posteriore, l’esedra semicircolare nella fronte e la cella funeraria rettangolare.

Il pozzo sacro di “Cherchizzu”, scoperto nel 1881, venne messo in luce grazie a uno scavo archeologico della Soprintendenza archeologica di Sassari nel 1982. Il monumento sacro, di modeste dimensioni, è distante dal nuraghe circa 400 metri, si identifica con ingresso rivolto a sud, scala dal soffitto gradonato, 20 gradini murati lateralmente che danno accesso a una piccola cella a sezione ogivale.

La chiesa, riedificata nell’undicesimo secolo, si erge al disopra delle murature delle capanne circolari del villaggio nuragico. Per la sua edificazione si riutilizzarono numerosi materiali lapidei provenienti dalla parte sommitale del nuraghe e dalla tomba di giganti. La chiesa si struttura attorno a una rotonda centrale, con cupola e abside, affiancata da due camere rettangolari, anch’esse absidate, con tetto a spioventi. I conci sono in basalto e calcare, che creano un suggestivo effetto di bicromia. L’ingresso principale è preceduto da un protiro, sormontato da un timpano: qui noterai due conci scavati in superficie, usati come acquasantiere. L’interno è a pianta trinavata con navata centrale conclusa da un abside di dimensioni maggiori rispetto agli altri due, e voltata a cupola, mentre le navate laterali hanno volta a botte. All’interno dell’esedra si sono individuate testimonianze di riutilizzo in epoca romana.

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  1. C. Zervos, La civilisation de la Sardaigne, du début de l'énéolithique à la fin de la période nouragique : 2. millenaire, 5. siecle avant notre ere, Paris, Cahiers d'art, 1954 (ed. italiana: Sassari, Carlo Delfino Editore, 1980), p. 47, fig. 19.
  2. A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia. La Planargia – Analisi e monumenti, Parte prima, Carlo Delfino Editore, Sassari 2000, (Sardegna archeologica. Studi e monumenti; 5),pp.532-538